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RIBALTA ACCESA SUL RITRATTISMO |
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Martedì 08 Novembre 2011 16:45 |
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CORRADO LAGONIGRO “ Transiti per l’identità : RITRATTO DI SIGNORA ” La nuova femminilità, tra raffinata seduzione e affermazione dell’inconscio
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Per entrare nel discorso comprensivo alla critica sul ritratto femminile, occorre anticipare un breve profilo storico sul ritratto, a partire dall’enorme riassetto sociale comportato dall’utilitarismo e l’interrogativo posto per la prima volta, in un’epoca del pensiero moderno, con l’avvento dell’Europa della rivoluzione industriale: l’opera d’arte si giustificava se era edificante, se condannava il vizio e promuoveva la virtù.
Spiriti illuminati protestarono contro tale visione e contro il brutto dilagante della vita quotidiana. Alla domanda di cui sopra, nota l’espressione francese: L’art pour l’art”, “la patata è utile ma la rosa è bella”, si rispondeva che l’arte non deve servire proprio a niente, dai praticanti che sfidavano la morale. Per molto tempo si ritenne che la conoscenza della percezione fosse inferiore alla conoscenza concettuale, alla ragione, degne solo di un ‘ ars “ meccanica. Fu necessaria una lunga elaborazione in tempi diversi e nei diversi campi del sapere umano (letterario, artistico, filosofico, psicologico, scientifico, per giungere a “…liberare la percezione “ e conquistare la funzione conoscitiva autonoma della percezione, della visione interiore intuitiva, filtrando i differenti livelli ricettivi della coscienza umana…creativa e generatrice di suggestive visioni metamorfiche, applicate ai caratteri cangianti della personalità umana. Ma procediamo con ordine al fine di tracciare un percorso seguendo lo sviluppo critico evolutivo comprensivo alla lettura dell’attuale ritratto femminile, per darne una palese visibilità; una visibilità attiva formativa, libera da ogni conoscenza precostituita dagli schemi canonici accademici, compresa la forma data, e preesistente nella mente, oltre a quella confezionata dai media del ritratto dipinto, contro le paccottiglie delle neofigurazioni astrattiste del ritratto, della grande produzione odierna di arte alienata da presunti viaggi della mente nelle segrete spiagge del subconscio. Da sempre, l’uomo ha cercato di fare qualcosa che fosse la rappresentazione della bellezza. Nelle culture più evolute si è poi interrogato su cosa la bellezza sia, e quindi sulla possibilità umana di ottenerla, filtrando l’imitazione della natura, armonia di elementi come linea, colori, profili, proporzioni. Molto più tardi, l’uomo-artista-umanista (Rinascenza), precisamente in un’epoca moderata, nel XIX secolo, e nell’Europa della rivoluzione industriale, si era domandato se la bellezza fosse necessaria. Perchè –si disse-un artigiano dovrebbe decorare un oggetto riproducibile in serie con profitti tanto superiori? Perchè un quadro, un ritratto, una poesia…? Spiriti illuminati protestarono contro tale visione e contro il brutto dilagante nella vita quotidiana. Fu però, a Londra, ossia nel Paese dove la rivoluzione industriale era nata e dove più prosperava, che si diffuse quello che a un certo punto fu definito il Movimento Estetico, che nella seconda metà dell’Ottocento reagì all’utilitarismo dominante, rivoluzionando il gusto, il costume, l’Arte. Dalle prime opere di John Ruskin, fondatore della critica d’arte moderna, e quindi ai cosiddetti Preraffaelliti, e sostenitori dell’architettura veneziana, come modello per gli edifici destinati ai sudditi della Regina Vittoria, un altro innovatore, capace di evolversi coi tempi, J.M. Wistler, chiamava sinfonie i suoi quadri, perchè come J.M. Turner ed altri artisti, più di lui, inquadrabili nel movimento, aspiravano a un’arte onnicomprensiva. Molti di loro erano poeti, altri la cercavano nella letteratura e nella musica, i motivi del loro modus operandi. Proposero persino un nuovo modello di femminilità, in controtendenza rispetto alle prosperose matrone adulate nelle tele ufficiali dell’epoca. Modelli incarnati come una pittura di carattere : il quadro è un palcoscenico e il personaggio femminile ritratto è l’attore. I quadri dei preraffaelliti sono (tuttora) quasi tutti noti, anche se si rivedono con piacere estetico. Vogliono ricreare l’epoca di prima della meccanizzazione, gli arazzi, gli abiti femminili fluenti, senza costrizioni di busto. In quest’area di innovazione citazionista moderna (avanguardia di fine Novecento) si colloca l’arte ritrattista di quella visione d’anima che … parafrasando la Vita Nova di Dante “…amor che nella mente mi ragiona…”, quale risultante percezione del processo d’impressione e di liberazione nella percezione, superando il modo più abituale, più sicuro di fare arte e di giudicare un’opera d’arte nel suo autentico valore estetico, con la pura visibilità del quadro. E’ questo il grande valore dell’arte ritrattista, concreta, cinetico spirituale. Nell’essenzialità purista del segno e del colore, espressioni vitali di ogni immagine femminile, che avendo ispirato la poesia dantesca in “…donne che avete intelletto d’amore…”, si colloca in questo contesto il nuovo umanesimo moderno dell’opera pittorica di CORRADO LAGONIGRO : RITRATTO DI SIGNORA. Per combattere il degrado moderno della pittura, il poeta-pittore-musicista pugliese si ispira a una Ri-nascita innovativa di quello spirito ricco di suggestioni della bellezza interiore, evitando scrupolosamente di cadere nei modelli canonici della Maniera, a una Scuola idealizzata, in cui le macchine e l’attuale tecnologia non hanno per lui inquinato la mente e ogni cosa.
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L’intento del pittore ritrattista è quello di svolgere il soggetto , come una pittura di carattere: Come se la narrazione di spiccata attualità, fosse un linguaggio psicodrammatico purificato dal sottile umorismo dello sguardo intriso di delicata ironia. Ben modellato nel volume, sono i valori lineari e coloristici a costruirne l’immagine, secondo le sue reali fattezze. L’arte ritrattista di Lagonigro va decisamente contro gli stereotipi cognitivi che vedono la psiche dialogare con i feticci figurali, imposti dalla società. Attraverso un’aristocratica definizione espressiva del segno e del colore, l’artista porta in scena alterità altre e solarità espressiva del viso, contraddistinguendosi per la libertà del linguaggio espressivo, ad un’arte che ha nella figurazione la sua base di principio, amalgamando una cromia che associa la passionalità dello sguardo dimensionalmente intuitivo alla saggezza della penombra, simulacro dell’esperienza del vissuto, dando così origine ad una riflessione speculare del profondo grembo inconscio. Lagonigro ha il dono della visione globale oggettiva-soggettiva frutto della poliedrica esperienza della ritrovata libertà interiore. All’artista pugliese è concesso così il dono, dal lume del talento, che sia polimorfo, emulsionando sensazioni emotive di pittura e musica e poesia; e in ciascuna di esse di scoprirne il segreto tonico di una tavolozza di piacevolezze nella realizzazione. E’ un privilegio, un lusso stupendo, dimostrato nella parte esecutiva del ritratto, di provare quasi invidia, per la freschezza e l’immediatezza dell’élan vital che traspira dallo sguardo della donna ritratta, quasi un perpetuarsi dialogico indotto emotivamente sull’osservatore, un eterno divenire del capolavoro d’arte, tra scenari intuibili e crocevia di incontri d’anima, portano a un’avventura del talento di carpirne i segreti dell’incessante moto interiore della bella signora ritratta : vivere di cultura e arte per il soggetto-modello è … quasi tenere continuamente contro l’orecchio una conchiglia strappata al mare dell’attualità; il suo perpettuo rombo sveglia la sua immaginazione. Lagonigro ha, in questo capolavoro, conquistato una sua cifra stilistica innovativa, tra il Ritratto di Signora e l’universo delle galassie ritrattiste. Nulla che assomigli a un mero esercizio estetico, bensì una forte accensione di sensazioni emotive, che accoglie e fonde tecnica e cuore. Questo è il cuore della trasmutazione metamorfica nella psicovisione, del ritmo colorista. E’ il colore spirituale, la sua dinamica evanescenza di atmosfere frutto di traduzioni di ogni segreto intimista della donna ritratta. E in effetti, come sostengono gli studi di C.Gustav Jung, agisce sull’inconscio, dando forza spirituale e ispirazione all’icona da ritrarre… Queste raffinate delicate accensioni di energia, già tradite nella carica espressiva del volto femminile, esprimono con l’energia pura risultante, archetipale del soggetto, una forza legata alla vitalità dell’impasto cromatico, all’intimo accoglimento del blu consociato, ad esprimere il desiderio di elevazione della coscienza umana. Sono i colori della volontà di essere diversi, delle metamorfosi intellettive, delle transizioni, ma anche della fascinazioe sensuale. Leonardo da Vinci era convinto che in questi coolori in amalgama, le loro energie, aumentassero di dieci volte la fantasia. Quando Corrado dipinge, aspira a isolarsi completamente, per cercare di creare un universo tutto suo, isolato da ogni riferimento spazio-temporale e il cui abbandono sia il più completo possible, quasi che a condurlo siano le muse dell’arte, e loro a muovere la sua mano, e il pennello stesso, quasi mistico ed estatico in un transito d’identità che produce una fusione totale tra l’artefice e l’opera, per un sentimento emozionale di trascrizione delle sensazioni. Un bisogno interiore di plasmare, di teorizzare nuove idee moventesi dal pensiero-ideale, lasciando scorrere intuitivamente, per indotto, nella sua mente. Libera espressione della sua germinativa creatività, il ritratto icona della bellezza femminile, donna, ma non solo per una bellezza ideale, diventa il riferimento primo di racconti dell’anima, a interiorizzare la realtà per restituircela in una dimensione che, trasfigurando l’oggettività dei dati, si fa metafora di vita, simbolo dello spirito, tanto caro ad Apollinaire: una bellezza che non sia più soltanto espressione orgogliosa della specie, ma espressione dell’Uni-verso, nella misura in cui esso s’è umanizzato nella luce dell’essenza individuale”. Il Ritratto di Signora vive in un’invenzione colorista della percezione interiore, che accende i timbri vivaci della pienezza dell’immagine. Una caratterizzazione, la sua, che viene enfatizzata dalla ricerca continua nella costruzione pittorica, per una resa d’effetto, da cui il forte impatto visivo consente collegamenti sul versante esistenziale trasmutato a specchio introspettivo. La sua ispirazione nell’opera, e dei colori sfumati e gamme tonali che, in un ambiente crepuscolare, cui l’artista ama sostare nela penombra del subconscio, specchio delle estreme interiorità, fra razionalità ed istinto, e il soggetto ritratto non è altro che la rappresentazione di un’osmosi di idealità tra l’artefice e il dipinto, in conformità con la celebre teoria di Nietzsche, della distinzione tra apollineo e dionisiaco. Il soggetto ritratto induce alla riflessione su noi stessi e su ciò che siamo o possiamo diventare con il passare del tempo, con lo svilupo della coscienza. L’atomosfera suscitata è interrogazione sul vivere, inquietudine visiva sull’oltre…, che la forte preponderanza dell’energia liberantesi dal colore, induce alle più recesse riflessioni di scavo nelle segrete stanze del cuore. Lagonigro conosce il suo tempo psicodimensionale : la sua ritrattistica è riconducibile a desideri di perfezione, di emulazione della bellezza del Creato, alla rappresentazione spettacolare che emana dal ritratto, all’immagine chiaroscurale, forse di allusività problematiche del risveglio sulle strade dell’essere e dell’esserci, slegate dal ciclo oggettivo dell’apparenza. Un’opera, una poesia viva, nel senso che un solo sguardo e in quel sorriso quasi enigmatico, tentano di fare emergere in superficie, processi interiori atavici, inesprimibili con il linguaggio corrente, archetipi di una interpretazione senza tempo. Lo scopo etico di questo dipinto, ci induce a alla lettura emotiva del soggetto, non ancora metamorfizzato e in preda al comportamento mediatico globale delle mode, specchio di una società che tende a standarizzare, alienando il suo –io-più vero e genunino. Il volto in parte ombreggiato intriso dal lavorio incessante della luce interiore in sinergia con quella del realismo tridimensionale, è lo specchio segreto per aprirsi un varco tra psicodramma della tensione e l’altro fronte del magnetismo spettacolare, quasi teatralizzante che, accenti molto intensi, con lo sguardo impone domande all’osservatore. La funzione espressiva dell’arte ritrattista, secondo il pittore, dovrebbe essere, nell’investigazione profonda, la capacità di esprimere il carattere complessivo, somma dei caratteri universali, della donna nella realtà totale, tra sogno, desideri e rapresentazione espressiva di sé, in contrapposizione a un certo riduzionismo scientifico e a un particolarismo sterile e stereostipato dell’individualismo della nostra società contemporanea. Il genere-ritratto si presta sempre comunque, a veicolarsi, nello studio preliminare, in una serie di bozzetti preparativi, tanti ne sono i caratteri che si offrono, in sintonia fisica con l’artista. Nell’universo infinito dell’umano, all’improvviso compare la ricerca del gesto e dell’espressione materiale, una strada non facile perchè già percorsa da molta arte moderna, alla ricerca di sottili connessioni con il classico. Dunque, un ritratto costruito su un vertiginoso iperrealismo con cui Lagonigro con poche decise pennellate, rilancia la scommessa di un’arte non cerebrale, non provocatoria, ma innervata ad esso, e potentemente attuale. Chi non vorrebbe –per sentirsi appieno madre e figlia del proprio tempo – farsi ritrarre da Lagonigro? Avrebbe la certezza di riconoscersi nel dipinto, e di ritrovarsi trasfigurato da una tecnica assolutamente contemporanea. Qui il pittore supera il dato oggettivo per raggiungere la soglia del momento fuggevole della ibertà interiore, in cui sono percepibili tracce di una partitura eternamente in divenire (memoria-desiderio). Qui, tutto è sottratto alla storia, slegato dal fatto compiuto, poeticamente consegnato alla prospettiva dell’eternità. Vicini al concetto di assonanza , l’opera lascia affiorare aspettative di un momento senza tempo, sconosciute e per questo legate all’immagine calata nell’immaginario.
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Parlare di vita e di felicità, l’uomo-artista-pittore pugliese è un portatore sano, un’avanguardia di sapere. Sa distinguere la felicità del saggio come assenza di passioni, ma quella non è felicità, si chiama serenità. Ci sono due flussi di felicità, una è la felicità come perdersi nella vita, l’euforia di abbandonarsi ai flussi e alle passioni vitali, diceva il filosofo Seneca, scrittore di maggior successo nel presente. L’altra, invece, è la felicità apollinea, ed è quella che più assimiglia alla felicità virtuosa conclamata nella carica espressiva del ritratto, coniugata con <amor facti>, come accettazione serena del destino, della realtà, dei nostri limiti, del nostro…tramontare. Questo connubio interattivo potrebbe essere il culmine di quella ‘ felicità nuova ‘, a cui alludeva anche Seneca, intuita e percepita dal modello da ritrarre, dal pittore sedotto dalla libertà interiore, che guida la sua mano ed il pennello: la saggezza dell’anima non ha bisogno di nulla, e non perchè possiede già tutto, ma perchè a lei, ciò che veramente importa è dentro di sé, nella sua percezione interiore. Ritratto di Signora risiede nell’icona della virtù, e se la felicità volta le spalle alla virtù, decade il sentimento religioso per la vita, la lealtà e la generosità verso gli altri, la gratitudine e la fierezza del lavoro. Pare nello sgurdo, del soggetto ritratto, l’ansia di indicarci la via segreta della sua felicità personale. Solo vivere non basta. La vita non può essere scopo di se stessa. Una vita non va solo vissuta , ma anche plasmata, plasmata e dedicata, potenziata e prolungata. La felicità si vive – come nell’espressione del ritratto-non si prescrive! La vitalità gestuale nel colore, vive la dimensione magica e si manifesta in una grande vitalità nell’energia che emana dal ritratto, e nelle vibrazioni di una libera fluttuazione pigmentata, pronta a ricreare continui stati emotivi sempre differenti, tra figurazione e astrazione dell’ambiente circostante. (sito Lagonigro: www.artelagonigro.com )
ALFREDO PASOLINO Via Gambolina 42/3 -27029 Vigevano (PV) Cell. 340.5722172 – e-mail:
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