Quei sovrintendenti che dicono sempre < no > i veri pezzi da museo ? I sovrintendenti, sono corresponsabili dell’arretratezza del sistema
< Meglio la polvere > sembrano pensare a volte alcuni di loro. Meglio la polvere che i business rischiosi ! Forse perché un certo immaginario popolare, l’accumulo di polvere nobilita, chissà perché, le opere d’arte, pur oscurandole. Esempio lampante è il caso dei bronzi di Riace, a cui il sovrintendente della Calabria, Simonetta Bonomi, ha negato la < tournèe > internazionale, proposta quasi come una provocazione da Mario Resca Direttore generale per la valorizzazione dei Beni Culturali. Come bene ha in mente le fragilità, ma anche le potenzialità dei bronzi. I bronzi resteranno così dove si trovano, attirando, a fine restauro, meno sguardi di quelli che potrebbero. Il Museo di Reggio Calabria che esporrà le statue a fine restauro, avrebbe potuto <incassare> mille volte tanto il fatturato di quei meno sguardi, pari quanto il fatturato di una < pizzeria >!, organizzando per i bronzi, viaggi all’estero … Tutto ciò è sintomatico della faglia culturale e generazionale, che si sta aprendo nei Beni Culturali, tra custodi duri e puri e valorizzatori, manager più dinamici e aperti del nostro patrimonio artistico. Parlare di opere che per importanza stanno ai livelli dei bronzi, opere che potrebbero viaggiare ma invece non lo fanno. < Oggi in Italia circolano più di diecimila opere, ci dice Rossella Vodret, Sovrintendente del Polo museale romano, alla mostra del Quirinale abbiamo dato quattro Caravaggio su ventiquattro … Settanta nostre opere della Galleria Borghese sono state in Giappone per sei mesi. Quale è stato il risultato ? Il 75 per cento in più dei visitatori giapponesi nei musei romani >. Ma è meglio < la polvere > ci sembra sentire rispondere da altri sovrintendenti ai Beni culturali, di diversa visione. Sono ancora troppo le opere d’arte italiane < immobili >, che non viaggiano per il mondo (spesate naturalmente da chi ne fa richiesta). Troppe quelle rinchiuse nei laboratori di restauro o scantinati di musei in attesa di enigmatici percorsi espositivi che non vadano più in là dei confini comunali. E infine, ancora troppe quelle tenute sotto sequestro, da una visione eccessivamente conservatrice dei loro sovrintendenti, non curanti che i nostri capolavori possono avere anche una funzione strategico-culturale su scala globale, e persino una elevata redditività economica. La smania conservatrice dei sovrintendenti, impedisce di sfruttare economicamente il nostro patrimonio culturale . Il sovrintendente nega il prestito e non accetta che l’arte sia business. Stefano De Caro direttore generale delle Antichità dei Beni Culturali è più ottimista : < L’Italia è conosciuta nel mondo per il suo patrimonio artistico ma anche per le sue competenze nella conservazione del restauro. Ma non siamo un Paese che non presta, certo forse non abbastanza >. Se ci riferiamo ai Bronzi di Riace , non viaggiano per gelosia dei sovrintendenti ? In parte è così. Ci sono opere che vengono considerate, a torto o a ragione, il “santa santorum” di certi luoghi, vale a dire ci sono situazioni complicate e sfaccettate. Il Ministero ha invitato la direzione dei musei a indicare quali di queste opere non possono viaggiare per fragilità fisica e quali perché identitarie dei musei, e per questo inamovibili. < Se lei va al Louvre e non trova la Gioconda, rimane male no ? , aggiunge il dott. De Caro. Ma a volte, però, il museo conserva troppo e movimenta poco. Conservare il patrimonio artistico per le future generazioni è compito dei musei che purtroppo è subordinato alla valorizzazione. Per questo alcuni sovrintendenti sono restii a prestare opere… >. Giusto tutelare i pezzi fragili, ma è anche giusta la promozione : il resto deve viaggiare. Nel 2005, il totale degli introiti del comparto era meno di un terzo di quello del Metropolitan Museum di New York. Proprio le condizioni di restrizione e di limitato turismo di Reggio Calabria, inducono a ragionare sui Bronzi (< Ci sarebbe una rivolta popolare se si tentasse di toglierli di lì >, ha detto Rossella Vodret che ha fatto il Sovrintendente per tre anni in Calabria). Certamente sono solo pretesti quelli, come quello che oggi le autorità accampano per negare il prestito, millantare un orgoglio municipale, il rischio che le opere non vengano restituite. Purtroppo i conflitti di interesse sono molti, discutibilissimi, come quello che se gli organizzatori di mostre (nuova professione nata al di fuori delle sovrintendenze), vedono i musei come dei caveau da cui prelevare opere (non tutti …) hanno una visione più territoriale, più cauta (l’utilizzo che alcune navi da crociera facciano scalo a Messina, per permettere di vedere i dipinti di Antonello, e per permettere ai viaggiatori di raggiungere Reggio). In realta, le opere non appartengono alla Regione né al Comune. E lo Stato ha il diritto di valorizzare nel modo più opportuno (d’altra parte con intelligenza fu inviata a Tokio l’ < Annunciazione > di Leonardo, rimane il fatto che la decisione di prestare o meno un’opera , finora è, eminentemente politica).
Dott. Alfredo Pasolino
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