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Una mostra a Como, diffusa dedicata al genio moderno dell'arte fiamminga. Mito e sensualità che provoca : arte di un artista che pensava col pennello
* Pieter Paul Rubens è il dominatore assoluto dell'arte fiamminga del Seicento. Senza dubbio egli è anche uno dei personaggi più affascinanti e completi del mondo artistico mondiale. Pittore prodigioso, formidabile <regista> di colossali imprese di decorazione, un abile diplomatico, un consigliere sagace di grandi collezionisti, un figlio devoto, uno sposo innamorato e un padre affettuoso. In lui e nella sua pittura c'è tutta la pienezza di vita, la fantasia esuberante, la sete di libertà del Barocco. * Un percorso espositivo ad incantarci nella Settecentesca Villa Olmo di Como ( < RUBENS E I FIAMMINGHI > ) : venticinque opere di Rubens, provenienti dalla Germaldelalerie della Accademia di Belle Arti del Liechtenstein Museum di Vienna. Dal 27 marzo al 25 luglio 2010, i capolavori del Maestro fiammingo e altri 40 lavori di pittori del Seicento ( Van Dyck, Jordaens, De Crayen, Boel, Thuden ), nell'evento d'arte che fa del capoluogo lariano, uno dei punti di riferimento del circuito espositivo italiano dell'anno.
I curatori, Sergio Gaddi - che ha allestito tutte le mostre di Como - e Renata Trneck, direttrice della Gemaldegalerie di Vienna, portano a Villa Olmo, uno dei nuclei più importanti di opere di Rubens e del Barocco fiammingo, finora mai esposte in Italia. Dice Sergio Gaddy : < La mostra celebra la genialità e la modernità di uno dei maestri assoluti della pittura, una personalità che dopo quattrocento anni continua a sorprendere per la potenza grandiosa ed esuberante del segno che ha reso universale il Barocco Europeo >.
Rubens, pittore di corte aveva viaggiato in mezza Europa. Dice Chiara Lachi : < Rubens fu l'artista più equilibrato e accomodante che si possa immaginare. Sarebbe difficile trovare un altro artista che abbia unito così mirabilmente il genio del grande pittore e l'accortezza del politico di professione > Queste doti gli consentirono di introdursi con disinvoltura e facilità nelle maggiori corti europee, dove godette di grande rispetto e considerazione. * Rubens esercitò una grande influenza sui contemporanei : era lo sboccio di una nuova sensibilità, la cui teatralità si esprimeva in lui, nel turbine sensuale: mito e erotismo ... la carne che provoca, come nelle polifoniche di Monteverdi, nella scultura veemente e nelle fastose chiese dorate dal Bernini, come nel fasto della vita quotidiana. Quel voler glorificare ad ogni costo Dio, fece erigere Santuari senza mistero, festa non dell'anima ma dei sensi. La patetica ricerca dell'infinito portò poi il Barocco al parossismo. Invaghito dell'assoluto, smarrito di fronte all'instabilità dell'universo, si raffigurò artisticamente la vita come un sogno. Rubens era uno che pensava col pennello, viaggiando in mezza Europa, fu pittore prodigioso, un formidabile regista di colossali imprese di decorazione. In lui e nella sua pittura, c' é tutta la pienezza della vita. Artista a tutto campo, che indirizzò le sue curiosità culturali e intellettuali verso ogni disciplina artistica. * Nato nel 1577 in Westfalia, a Siegen, da genitori di ceto borghese originari di Anversa, Rubens ricevette un'ottima educazione, così come volle sua madre, che ne fece un cattolico profondamente convinto, e gli dette dei maestri di solida cultura umanistica. Dalle scuole di Maestri come Tobia Verhaeget e quella di Adam Noort, e subito dopo di Otto Vaenius, Rubens ricevette una formazione culturale aggiornata, legata da un lato al grande passato del realismo fiammingo; dall'altro aperta al fascino dei grandi maestri della rinascenza italiana.
Desideroso di conoscere e studiare i maestri italiani, Rubens scende in Italia dove vive otto anni fondamentali per la sua formazione artistica (1600-1608). Quello che l'artista portò con sé al suo rientro dall'Italia, richiamato dalla malattia della madre, ma al tempo stesso sollecitato dagli Arciduchi del Belgio che contavano nella sua arte per trasmettere lo spirito del loro regno impregnato di antica virtù ma anche di dinamismo, fiducia e eroismo, fu principalmente il senso della composizione d'impianto monumentale, in cui le figure campeggiano a grandezza naturale, o superiore al vero - come si può ammirare nella rassegna di Villa Olmo - ma sempre nel rispetto della loro integrazione nello spazio dettato essenziale, quello dell'arte barocca.
La sua prima tappa italiana fu Venezia, dove conobbe Tiziano, Tintoretto e Veronese. Quindi si recò a Mantova, dove entrò nei favori di Vincenzo I Gonzaga, che lo nominò pittore di Corte. Visitò poi Firenze, Parma, Bologna e soprattutto Genova. Infine dimorò a lungo a Roma. Tutti i soggiorni in queste città rappresentano altrettanti incontri con le opere di Mantegna, Leonardo, Correggio, Raffaello, Michelangelo, nonché quelle dei massimi rappresentanti del Barocco italiano : i Carrocci. Bisogna tenere presente queste influenze per capire fino in fondo l'arte di Rubens, perché essa muove appunto da questa profonda cultura italianizzante, anche se poi prenderà vie diverse e originalissime, mediante l'elaborazione di una formula decisamente autonoma e originale, da parte di questo caposcuola della pittura fiamminga del Seicento. Richiamato dal fratello ad Anversa, per la madre gravemente ammalata, Rubens, che in quel momento si trovava a Roma, partì senza indugio, tornando in patria. Non fece più ritorno in Italia.
Un ingegno versatile - Il 1609 è una data importante nella vita di Rubens. E' l'anno in cui si stabilisce ad Anversa con una bottega affollata di discepoli e collaboratori, divenne pittore di Corte degli Arciduchi, Alberto e Isabella, reggenti delle Fiandre. E' anche l'anno in cui sposò Isabella Brant, che ritrarrà molto spesso, assumendola anche a modella di Madonne, sante, figure mitologiche. L'attività di Rubens era prodigiosa, il suo genio versatissimo. Oltre a tutto era dotato di formidabili doti di organizzatore, e influenzò e vivificò del suo apporto ogni manifestazione artistica del suo paese : pittura grafica, architettura scultura, arti decorative. Riguardo l'architettura, importante fu la collaborazione con i Gesuiti in qualità d'artista, amico personale e consigliere, in quanto fu appunto attraverso l'architettura di quest'ordine religioso che il Barocco italiano entrò nelle Fiandre.
Per l'incisione, diede un grande impulso anche per la sorveglianza diretta che egli esercitò, su una schiera di acquafortisti, interpreti di disegni suoi od allievi, a cui impose uno stile caratteristico prettamente barocco. Di grande risonanza mondiale è stato il recente ritrovamento romano della acquaforte : < Il Cenacolo >, che Rubens eseguì direttamente, firmando l'acquaforte e i disegni preparatori, con l'intendimento per il mercato italiano, grazie a due ricercatori d'équipe dell'Istituto Internazionale Europeo Politiche Culturali Artistiche e Ambientali, il dott. Andrea De Liberis autorevole perito giudiziario di tribunale, di fama internazionale, e il prof. Alfredo Pasolino, critico internazionale e storico dell'arte, che ne hanno mostrato attribuito e analizzata l'autenticità della rara composizione, già citata, la sua scomaparsa in un libro del 1836 : < Le classiche stampe >. Nella sua arte una prorompente vitalità - Rubens fu insomma gran personaggio,quanto mai affascinante, per l'intelligenza, la cultura, la signorilità, il mecenatismo, la capacità di godere con pienezza tutte le gioie della vita, e di accettarne con serenità i dolori. Non bisogna stupirsi quindi se l'artista del ritratto fu ancora Rubens a superare la riservatezza tipica della generazione precedente, tuttavia presente nelle opere di Justus Sustermans, caricando le sue tele di passionalità e rendendo più complessi gli impianti. Oltre 2500 sono i suoi dipinti. Un'attività stupefacente anche per la varietà dei toni trattati : pale religiose, colossali composizioni di carattere storico, scene mitologiche e allegoriche, ritratti ufficiali, quadri di vita familiare, paesaggi, perfino vivacissime scene di feste sfrenate sensuali, alla maniera fiamminga. Sono dipinti difficilmente databili con esattezza, quando non vi siano documenti chiarificatori al riguardo, perché l'arte di Rubens è sorprendentemente unitaria e di qualità, costantemente elevata.
Il merito di aver fondato le nuove decise formule che orientarono la nascita del ritratto moderno spetta a Van Dick, pittore del Seicento presente nell'espositiva di Villa Olmo, nei cui dipinti il volto umano viene sempre più individualizzandosi. Rubens, dotato di una personalità eclettica, è padrone di numerose passate esperienze, sia italiane che fiamminghe, e ne riprende e sviluppa non solo temi o schemi compositivi, ma anche veri e propri elementi stilistici : il colorismo e la sontuosità dei veneziani, la concezione < eroica > dell'uomo di Michelangelo, lo < sfumato > di Leonardo, la dorata luminosità del Correggio con la dolcezza delle sue Madonne, e dei suoi putti; la sensibilità paesaggistica di Annibale e Agostino Carraci, il ritratto luce e ombra del Caravaggio, il realismo dei fiamminghi.
Da ogni quadro di Rubens si sprigiona infatti una vitalità prorompente e comunicativa. Ciò è dovuto alla foga della composizione affollata di personaggi partecipi di uno stesso travolgente movimento. Alla sontuosità dei costumi e degli arredi, alla bellezza opulenta delle figure muliebri, alla freschezza graziosa di quelle infantili, alla forza virile di quelle maschili, posizioni disseminate dall'assemblaggio dei diversi piani spaziali, senza un rigore logico. Di questi suggerimenti stilistici, Rubens seppe meravigliosamente trasformare in un linguaggio altamente personale. Il segreto dell'arte di Rubens non è nelle sue prodigiose doti di assimilatore, né nella sua altrettanto prodigiosa abilità tecnica, ma nella sua geniale passionalità. Il drammatico vivacissimo contrasto di colori, di una gamma ricchissima, trapassa dai più teneri toni dorati, ai rossi più smaglianti e vivaci, ai bruni più cupi e intensi. La pennellata rapida, sciolta, abilissima, ora condensa il colore nelle figure, ora lo svapora in effetti quasi impressionistici, per rendere con magistrale finezza la vitalità di una trina, di un ricciolo, di una nube.
Una vita serena con la seconda moglie - Rimasto vedovo dalla prima moglie, Rubens
sposò nel 1630 la bellissima sedicenne Hélène Fourment. Altri capolavori scaturirono ora dal suo pennello, opere traboccanti di tenerezza per la compagna, che il pittore ritrasse più volte da sola o con i figlioletti. Con grande saggezza Rubens si liberò in quegli anni dagli impegni ufficiali. < Ora - scrisse a un amico - mi contemplo mia moglie e i miei figli, e a questo mondo altro non desidero che vivere in pace >. Purtroppo dal 1635 la sua salute incominciò a declinare. Sempre più frequentemente gli aiuti intervenendo nell'esecuzione di dipinti e decorazioni che ancora uscivano dalla sua bottega con un ritmo vertiginoso, fino al 1638, quando il male si aggravò a tal punto da impedirgli di dipingere. Fino a che, il 27 maggio 1640, un attacco più forte gli fece intuire che la morte era vicina. Ebbe il tempo di dettare il testamento, in cui spartì equamente il cospicuo patrimonio fra la moglie e i figli.
Da grande barocco, ebbe il senso del < teatro >, volle rendere noi spettatori e partecipi del < dramma > egli rappresentò, per trasmetterci un < messaggio > : la sua gioia di vivere in un mondo che amava.
ALFREDO PASOLINO (aprile 2010)
Domenico Alfredo Pasolino - Critico e Storico dell’Arte via Gambolina 42/3 -27029 Vigevano (PV) cell.340/5722172 - e-mail:
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