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Mimmo Rotella, le " affiches lacerées " PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Gennaio 2010 14:21

All'attenzione del
dott. ANDREA  DE  LIBERIS
Direttore Responsabile della Rivista
< CULTURE > di Roma
*
Mimmo   Rotella,  le  " affiches  lacerées "
Nei  suoi  manifesti  la  nuova  realtà  di  un  mondo  riprodotto


*
Ricordo di un grande maestro, morto a Milano l'8 gennaio 2006, Mimmo Rotella, l'uomo che
inventò il décollage. Aveva compiuto 87 anni. Nato a Catanzaro nel 1918, Rotella aveva studiato all'Accademia delle Belle Arti di Napoli e, dopo un periodo trascorso a Roma, aveva vinto una borsa di studio alla Fullbright Foundation di Kansas City. A metà degli anni '50 era tornato in Italia e, dopo una fase di riflessione sulla necessità di utilizzare  nuovi strumenti espressivi
aveva inventato la tecnica del décollage, caratterizzato dalla strappo di manifesti pubblicitari,
i cui frammenti venivano incollati sulla tela.
Nel 1964, trasferitosi a Parigi, definì una nuova tecnica, la Mec Art. Appartengono agli inizi
degli anni '80 le "Coperture", manifesti pubblicitari ricoperti da fogli che occultavano l'immagine sottostante. Nel marzo 2005, Rotella aveva ricevuto la medaglia d'oro per le arti visive
dal presidente della Repubblica. Nel marzo 2005, nella casa natale di Catanzaro, è stato
inaugurato un suo museo.
*
L'arte della provocazione - Una sfida alla tradizione : < Avevo inventato i decollages a Roma
nel 1953, ma li mostrai al pubblico nel febbraio 1954.
Fu il filologo e critico d'arte Emilio Villa che scoprì per primo le "affiches lacerées " ... quella
sera del lontano febbraio 1954. Villa vide le mie "carte" e rimase stupefatto. Mi confessò che
facevo delle cose molto importanti. Avevo inventato un nuovo linguaggio artistico ..., mi fece
partecipare ad una mostra di pittori romani che esponevano sul Tevere >. Così Mimmo
Rotella ricorda  gli esordi, la nascita del collage, la pratica di un < gesto trovato >, analogo
all'objet trouvé, al ready-made, all'oggetto trovato bello e fatto dai dadaisti (fautori del
movimento artistico d'avanguardia che all'alba del Novecento, rinnegando i valori tradizionali,
vollero riportare gli artisti alle primitive ingenue sensazioni degli uomini preistorici; al rifiuto di
ogni atteggiamento razionalistico si accompagnava la dissacrante negazione di forme e significati; dipinti, collage, poesie astratte, poemi. Dadà è, in francese, un termine infantile, per indicare il cavallo, e in particolare quel bastone con la testa di cavallo con il quale un tempo si divertivano i bambini, ma Dadà significa però anche mania, idea fissa, ed è l'esatto equivalente dell'inglese <hobby>, che pure indica quel tipo di giocattolo, ed è poi passato a significare <passatempo
preferito>  ).
Ma già Braque e Picasso, sono  gli ispiratori inventori del <papier collé>. Quasi contemporaneamente
ai primi esperimenti di Braque, anche Picasso creava i suoi primi quadri cubisti, con la tecnica mista
olio-collage. L'adozione di questa tecnica segna anzi un momento preciso del Cubismo, cioè il passaggio dal Cubismo <analitico>, a quello <sintetico> (191-12 <Chaise Cannée, il primo saggio di
Picasso).
Dalle carte incollate a quelle <strappate> e <ritagliate>. Ma ritorniamo a Rotella. Un gesto il
suo, che assume, mima o desume da quello spontaneo, involontario e banalmente quotidiano dell'uomo della strada che, inavvertitamente e con noncuranza, strappa un manifesto pubblicitario e si porta via un pezzetto di quel museo all'aperto che è la metropoli.

Nel suo esempio storico, il collage fu adottato anche dai futuristi italiani e da Boccioni per primo
(1914-15), dove l'inserimento di ritagli e di giornali recenti, titoli e scritte significative, vale a
conferire ai quadri un maggiore e più ricca intensità espressiva. Nel giro di pochi anni il collage assurse impensabili sviluppi: dalle carte colorate o di giornali, o da parati, si passò ai <fotomontaggi> dei <Costruttivisti> russi. Nel giro di pochi anni (una tecnica che poi avrebbe
avuto molta fortuna  in pubblicità), mentre gli esperimenti degli irridenti Dada, poi i surrealisti, cominciarono a incollare sui quadri le cose più disparate, creando immagini provocatorie e stimolanti, ricche di fantasie e spesso di innegabile umorismo.
Da Duchamp ad Arp, che nelle coloratissime serie di papier dechires (carte strappate), porta in auge, per i suoi effetti plastici e chiaroscurali, il cartone ondulato usato per gli imballaggi, e
Juan Mirò  (<danzatrice spagnola> - 1928) : la via è aperta alle soluzioni più imprevedibili.
Due artisti vogliamo ricordare : il primo è Henry Matisse, che nel 1937-53 creò tutta una serie di collage assemblati, con una tecnica che fu usata solo da lui, utilizzando composizioni di carte acquerellate. L'altro è Max Ernest che si è servito largamente della tecnica mista olio-collage, traendo effetti ora inquietanti, ora poetici, dall'inserimento nelle sue composizioni, di disegni e stampe, spesso ritagliati
da vecchi cataloghi pubblicitari. Sono trovate che però reggono ancora al giudizio del tempo, perché
dovute ad artisti veri, capaci di dimostrarsi tali, qualunque sia il mezzo usato per esprimersi.
Il collage diventa così assemblage - Una variante del collage ottenuta con o senza il soccorso della pittura, comunque formato dall'accostamento di materiali o oggetti diversi. Le tecniche dell'assemblage hanno avuto molta fortuna negli sviluppi successivi della pittura internazionale, sia
fra i surrealisti, sia fra gli esponenti della cosiddetta <Corrente informale> (Fautrier, Burri) , sia fra
quanti hanno militato nelle attuali correnti Pop Art e del Nuovo Realismo (Rauschenberg e Mimmo Rotella).

Ieri e oggi cinematografico -Quattro anni dalla sua morte, Rotella cominciò la sua avventura - e il suo personaggio - oltre cinquant'anni dall'esordio, nel 2003 non solo aveva festeggiato i cinquant'anni di décollage, ma era anche stato eletto artista dell'anno, mentre si susseguivano le mostre.
Era il 1952 quando, di ritorno da Kansas City, aveva portato con sé in Italia un modello americano
che sarebbe diventato presto uno dei personaggi cinematografici più caratteristici della commedia
italiana. "Come dite voi in italiano " andava ripetendo Rotella atteggiandosi nei caffè di Roma ad
"americano di Kansas City". Il personaggio Rotella ispirò a Steno quel Nando Moriconi interpretato
da Alberto Sordi in un episodio di <Un giorno in pretura (1953)>  e un <Americano a Roma (1954)>.
Frammenti di ieri e di oggi, dall'oggetto trovato bello e fatto dai dadaisti, al gesto di Rotella che assume, mima e desume da quello spontaneo involontario, banalmente quotidiano gesto dell'uomo della strada ... Fondamentale è l'incontro con Emilio Villa, grande e curiosa figura di poeta e critico che gli dice : < Con questi strappi tu inventi un nuovo spazio come sta facendo Fontana con buchi e tagli >; perché il problema era quello dello spazio. Era di andare < andare al di là della pittura >, in
quell'altrove che intravedeva dietro ai tagli della superficie della tela, dietro la carta stracciata.
Solo che per Fontana è spazio puro, assoluto, una via di fuga dentro all'oltre pluridimensionale, metafora di fuga dentro noi stessi. Per Rotella è fatto dalla miriade delle cose del mondo, della vita
brulicante delle città e del loro doppio : quello dei media della nuova realtà del mondo già riprodotto,
più vero del vero. Dietro q quei frammenti, brani di iconosfera urbana, ci sono lacerti di miti della contemporaneità ed altro ancora.
E c'è la materia informe che lega quelle figure ai muri, pagine del grande libro della città, la colla che metamorfizza alcuni dècollage in monocromo. Alla fine degli anni Ottanta, Mimmo Rotella, dopo altre esperienze, era ritornato alla pittura riprendendo il tema del cinema e del circo, in tele di grandi
dimensioni, dedicandosi anche alla poesia. Rotella decostruisce il grande collage urbano, con tutti i prodotti pubblicizzati, dagli immensi cartelloni stradali al formaggio Bel Paese, dall'aranciata < San Pellegrino > all'Idrolitina che trasforma l'acqua del rubinetto in frizzante acqua minerale.
Rotella smonta e rimonta un infinito manifesto urbano; un paio d'anni prima della sua scomparsa, alla
Accademia di Brera con gli studenti, aveva recitato le sue < poesie epistaltiche >, fischi, suoni
onomatopee, entusiasmando i giovani, frizzante come il suo ultimo décollage poetico, smontando e
rimontando un manifesto urbano : < altissima / purissima / levissima >.
Rotella è sempre con noi. ( Alfredo Pasolino -critico internazionale e storico dell'arte- gennaio 2010)


 

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