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SUGGESTIONI DI UN ATTIMO esposizione personale di Mirko Ghignone (Ko) |
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Scritto da Administrator
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Venerdì 29 Agosto 2008 01:00 |
- Periodo mostra: dal 29 agosto al 10 settembre 2008
- Vernissage: giovedì 4 settembre alle ore 18.30
- Sede espositiva: IMMAGINECOLORE.COM GALLERY
- Ingresso: libero
- Orari: tutti i pomeriggi dal martedì al sabato
Invito | Folder | Locandina
Dagli abissi della memoria, oscure presenze si agitano senza forma, evocando fantasmi del passato, vitree vestigia dell’essenza che sfuma nell’eterna tensione all’Assoluto.
Rivelatrice di arcani presagi, l’arte di Mirko Ghignone squarcia il velo dell’apparenza, immergendosi nell’atro stagno del subconscio, dove frammenti di visioni galleggiano e subito scompaiono, inafferrabili come sogni sbiaditi nella livida luce dell’alba.
Le sue opere sono suggestioni di un attimo, fotogrammi degli intangibili moti dell’anima, che nell’urgenza dell’atto creativo irrompono sulla tela, dando corpo a ciò che la parola non può dire.
Ogni tela è un’esperienza, è un viaggio attraverso percorsi diversi e confusi, trame instabili sui cui fili i pensieri scivolano e si attorcigliano, equilibristi imperfetti che proseguono il loro cammino senza meta, alla ricerca di domande per quelle risposte che credevano di avere.
L’emozione sublima nell’impeto del gesto, che, finalmente libero da costrizioni intellettuali, traccia segni indecifrabili, codici arcani di un linguaggio non simbolico, ma carico di significati che solo una vita vissuta intensamente conferisce. Così, abbandonando la dimensione del reale, si scivola verso un disordine infinito, caos informale che affascina e spaventa, dove forze sconosciute spalancano orizzonti inaspettati, nuove frontiere oltre le quali l’artista osa spingersi.
Sfugge alle definizioni l’arte di Ghignone, affondando le radici nel fertile terreno dell’Espressionismo astratto, attingendo alle fonti dell’Informale, con risultati sorprendenti e sconcertanti, in continua mutazione, nell’ossessiva indagine di un’estenuante introspezione. Da un’istintività quasi brutale emerge a tratti la ricercatezza austera di un’innata sensibilità estetica, che ricusa un portato culturale reso ormai sterile dalla Storia, svuotato nei suoi valori immortali, vessillo strappato di un esercito di marionette.
L’inquietante atmosfera ossianica che trascende e travalica l’inconsistenza armonica delle forme, permeata da un cromatismo essenziale, trasfonde un’onirica, ovattata sensazione d’angosciosa attesa, che si sublima in un’inconsapevole catarsi del lato oscuro dell’essere, scandagliando il baratro in cui l’umanità ferita precipita inesorabilmente nella quotidianità di un’esistenza senza domani. L’urlo cieco che echeggia e risuona, esplodendo nel nulla irreale popolato di ombre senza volto, stravolge l’ignara percezione, suggerendo lampi di esistenza in universi sovrapposti, dubbi irrisolti come orbite vuote che si spalancano inghiottendo lo sguardo.
Nella potenza espressiva del gesto pittorico, nell’ineluttabile anelito a trascendere i limiti fisici della materia, Mirko Ghignone spezza le catene di una disarmonia esistenziale, fissando in una sorta di “scrittura automatica della psiche” ataviche reminescenze, sussurri dell’inconscio espresse in soffuse, tremule luminescenze.
Sono scampoli di fantasia suggellati nell’oro che imprigiona riflessi, ampie campiture che si contaminano cogliendo l’esplosione dell’immagine dal profondo dell’io: le tele di Ghignone raccolgono non forme, ma macchie, dissonanze, fratture, tratti che si inseguono senza mai sfiorarsi, amara metafora del vivere. È un fitto incrociarsi di trame, sullo sfondo di uno spazio tonale, dove la materia pittorica stessa tende a dissolvere i contorni in un agglutinarsi indistinto di colori. È creazione negativa, furia silenziosa tesa alla distruzione dell’esistente, ma anche atto liberatorio, evocativo di vacui simulacri incorporei di caduche speranze inespresse.
Personaggi attoniti di fronte agli interrogativi di una generazione, i quadri di Ghignone non hanno risposte, ma fremono e stridono sotto il carico di un’interiorizzazione esasperata, che non necessita di conferme, perché trova pace solo nel breve passaggio tra l’assenza e l’essenza. In essi è l’alfa e l’omega, la genesi e l’apocalisse, la scintilla vitale che permea ogni sospiro e, sfuggendo all’ingannevole bagliore della superficie, si addentra nelle profondità dell’animo travagliato, cogliendo quell’ultimo ineffabile splendore che ancora sopravvive alle brume del tempo.
Emanuela Dho
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Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Agosto 2008 17:01 |
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